Frédéric Ozanam (Beato)

Antonio Federico Ozanam1 nasce a Milano il 23 Aprile 1813 da una famiglia religiosa, colta e molto unita. I genitori si chiamano François Ozanam e Marie Nantas. Il padre, dopo essere stato arruolato nelle truppe imperiali, a causa di numerose ferite, è costretto a passare alla vita civile riprendendo la professione di medico che aveva già svolto tra le armate napoleoniche in Italia; la madre, invece, appartiene ad una famiglia di serici di Lione. Federico è il quinto di 14 figli ma, oltre lui, solo due sopravvivono: Alfonso che diventerà sacerdote e Carlo che diventerà medico.

Nel 1815, dopo la caduta di Napoleone, la famiglia ritorna a Lione nel quartiere delle fabbriche tessili della seta dove il padre svolgerà la professione di medico fino alla morte a servizio dei più poveri

Nel 1822, Federico comincia a distinguersi fin dalla scuola primaria del collegio reale di Lione; finirà brillantemente gli studi secondari con due anni di retorica e filosofia. In questi anni contrae amicizie che non lascerà più. In un ambiente scolastico spesso privo di religiosità, conoscerà anche l’esperienza oscura del dubbio; ma, grazie soprattutto ai consigli di alcuni professori e in particolar modo dell’abate Joseph-Mathias Noirot, ne uscirà con una fede rafforzata che illuminerà tutta la sua vita. Scriverà in seguito: “… egli (l’abate Noirot) pose nei miei pensieri l’ordine e la luce… io avevo allora una fede ancora più forte… e promisi a Dio di votare tutta la mia vita a servizio della verità”.  Ancora adolescente, Federico ha già una vasta visione della storia dell’umanità, della sua evoluzione, della grandezza dell’uomo fatto a immagine di Dio, ma anche dei suoi limiti e delle sue debolezze. Egli è convinto che – nonostante i suoi errori e le sue colpe – il Cristianesimo sia il migliore ed unico vettore di civilizzazione per l’umanità, l’unica via per progredire verso la pace e la gioia annunciate da Gesù. La verità passa attraverso il Vangelo e pertanto bisogna consacrare tutta la vita per dimostrarlo: questo sarà l’obiettivo principale della sua vita.

Nel frattempo, obbedisce al padre che, ritenendolo ancora troppo giovane, non gli permette di andare a Parigi per proseguire gli studi, rinunciando momentaneamente ai suoi studi di lettere e dedicandosi interamente al diritto. Per un anno svolgerà il compito di scrivano presso un avvocato di Lione.

Durante gli avvenimenti storici del 1830, dell’avvento della seconda rivoluzione francese di Luglio, della bandiera tricolore e della fine dell’alleanza millenaria fra il trono e l’altare, Federico svolge il ruolo di osservatore attivo e partecipe. Nel 1831 pubblica un saggio di riflessioni contro le idee politiche del filosofo Henri de Saint-Simon, attirando le attenzioni del poeta, scrittore, storico e politico Alphonse de Lamartine. Nello stesso anno parte per Parigi, per continuare gli studi in Diritto, assistendo da lontano alla rivolta degli operai delle industrie della seta di Lione; una rivolta emblematica, il primo grande segno premonitore della lotta fra le classi sociali.

In questo periodo, viene ospitato in casa del fisico André-Marie Ampère. Grazie a quest’uomo di scienza e di grande fede, Federico entra nell’ambiente intellettuale parigino dei cattolici liberali dove incontra Alphonse de Lamartine, Félicité de Lammenais, Charles de Montalembert e Jean-Baptiste Henri Lacordaire. In particolare, conosce Emmanuel Bailly, pioniere dell’impegno cristiano nel mondo e nonno del fondatore del giornale “La Croix”, proprietario di una pensione per studenti che egli risveglia al pensiero cattolico attraverso conferenze, dibattiti di storia, filosofia e religione. È nel corso di una di queste conferenze che Federico viene toccato dal vivo dalla risposta di un libero pensatore che ironizzava sulla sterilità della Chiesa contemporanea in materia di carità.

Così, con sei amici tra cui è presente Emmanuel Bailly che sarà la loro guida, il 23 Aprile 1833, si riuniscono per la prima “Conferenza di Carità”. Questa iniziativa, di cui Federico sarà l’anima, ha come obiettivi di rafforzare la fede degli studenti, di mantenerli nella Chiesa e di cominciare a formare un’élite cattolica. Egli porterà avanti il suo impegno nella Conferenza di Carità e anche all’interno dell’università che in quel periodo si manifestava “razionalista” e proclamava “la morte del Cristianesimo”.

Un altro personaggio contribuisce a formare lo spirito della Conferenza di Carità: è suor Rosalie Rendu, una Figlia della Carità di San Vincenzo de Paoli, che svolge un’opera di beneficienza in un quartiere parigino. È lei che ispira l’attività di base della Conferenza, con la visita individuale ai poveri nelle loro case.

Federico porta a termine gli studi in Diritto, ricevendo la Licenza nel 1834 e poi il Dottorato nel 1836; nello stesso anno riceve anche la Licenza in Lettere, pur dedicando gran parte del suo tempo alla Conferenza di Carità che nel 1835 era diventata “Conferenza di San Vincenzo de Paoli”.

Ritornato a Lione nel 1836, esercita la professione di avvocato per qualche mese, seppur senza entusiasmo. Sempre attirato dalla letteratura, consegue il Dottorato in Lettere nel 1839, con una tesi sulla filosofia di Dante Alighieri. Nello stesso anno gli viene affidata la cattedra di Diritto Commerciale a Lione dove, 9 anni prima di Karl Marx, denuncia lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo e tante altre ingiustizie verso la classe operaia.  Muore la madre e un anno dopo il padre: Federico sentirà la loro mancanza per molto tempo, essendo stati per lui esempi e guide, genitori modello di bontà, di fede e amore.

Nel 1840 gli viene affidato l’incarico di supplente alla cattedra di Letteratura straniera alla Sorbona. A 28 anni è il più giovane professore dell’università ma, per arrotondare il modesto compenso, ottiene anche un posto di professore di letteratura al collegio Stanislas. Da tutti è apprezzato e stimato, sia per le sue qualità di oratore che per la profondità e precisione del suo pensiero. Un anno dopo sposa Maria Amelia Soulacroix, figlia del rettore dell’accademia di Lione. È uno dei momenti più felici della sua vita; dalla loro unione, nel 1845, nascerà la figlia Maria.

Nel 1844, diventa titolare della cattedra di Letteratura straniera: è un delicato e oneroso impegno, poiché nell’ambiente universitario sono presenti anticlericali accaniti e cattolici intransigenti della Chiesa di Francia.

Per ragioni di lavoro, oltre che per ristabilire la sua debole salute, si trova spesso a viaggiare in Germania, in Spagna e soprattutto in Italia. Questi viaggi gli permettono di approfondire le sue conoscenze storiche e letterarie dell’epoca, ma anche per far conoscere e diffondere la Società di San Vincenzo de Paoli. Insieme ad una vasta corrispondenza intrattenuta fin dalla giovinezza con famigliari e amici, Federico intraprende una vasta opera storico-letteraria, approfondita e di grande rigore scientifico, che tratta di ambiti poco esplorati; opera che aveva in mente fin dalla giovinezza e che per la sua vastità riuscirà appena ad abbozzare: ‘La Letteratura germanica nel medio evo’, ‘La Civiltà Cristiana in Germania’, ‘La Civiltà Cristiana nel V secolo’, ‘Il Purgatorio di Dante’, ‘I poeti cristiani in Italia nel XIII secolo’, una traduzione dei ‘Fioretti di San Francesco’, ai quali aggiungerà saggi e corsi sulla letteratura inglese.

Nel 1848, già colpito dalla malattia che lo porterà alla morte cinque anni dopo, nonostante la mole di impegno nell’università e nella Società di San Vincenzo, raddoppia il suo lavoro e il suo impegno coinvolgendosi anche nella lotta sociale e politica. All’inizio della prima fase della rivoluzione del 1848, con il sacerdote e teologo Henri Louis Charles Maret e Jean-Baptiste Henri Lacordaire fonda il giornale “Ère Nouvelle” (cioè “Nuova Era”), per esporre e diffondere il pensiero e le idee dei cattolici che auspicavano una maggiore applicazione del Vangelo a favore “del popolo degli operai”. L’arcivescovo Denis-Auguste Affre di Parigi appoggia la nascita di questo giornale, nonostante la riprovazione dei grandi giornali cattolici conservatori, in modo particolare del giornale “L’Univers” diretto dallo scrittore Louis Veuillot al quale tra l’altro collaborava anche Ozanam.

Nel mese di Aprile, spinto dai suoi amici di Lione, si candida alle primarie legislative per difendere la “sovranità del popolo”; espone le sue idee nel primo numero di “Ère Nouvelle”. Non sarà eletto ma continuerà la lotta, seppur piena di insidie, attraverso le pagine del suo giornale. Dopo la morte dell’arcivescovo Affre che aveva tentato una mediazione fra le parti nella rivoluzione, la Chiesa intimorita si allinea in modo compatto al regime conservatore: prende campo il giornale di Louis Veuillot al punto che “Ère Nouvelle” deve sospendere la sua pubblicazione, ma non senza che Ozanam abbia avuto il tempo di sviluppare le sue idee sulla questione sociale e sulla questione romana. Federico uscirà da questo periodo afflitto, inquieto e ferito per le calunnie dei cattolici, per la miseria degli operai che si aggrava, per l’atteggiamento della Chiesa che, inerte dinnanzi a questa miseria, impoverisce la sua testimonianza evangelica nei confronti del popolo.

Federico riprende i suoi corsi alla Sorbona, i suoi viaggi e la sua opera letteraria; ma, anche a motivo del sovraffaticamento per i suoi impegni, le sue condizioni di salute peggiorano. Nel 1852 svolge il suo ultimo corso alla Sorbona. Intraprende ancora un viaggio nei paesi Baschi, in Spagna e infine in Italia da lui molto amata, in quanto patria di Dante e di san Francesco di Assisi, per la ricchezza artistica e storica. Nel frattempo la sua malattia ai reni, probabilmente di origine tubercolosa, si aggrava al punto da fargli decidere il ritorno, ma non avrà più il tempo di rivedere Parigi. Così, l’8 Settembre 1853, nel giorno della festa della Natività della beata Vergine Maria, si spegne a Marsiglia, dopo aver affidato la sua anima a Dio “…se lo amo tanto perché aver paura?”. Viene sepolto con l’abito francescano, prima nella cripta di Saint-Sulpice e poi nella cripta dei carmelitani a Parigi.

Il 22 Agosto 1997, nel corso della giornata mondiale della gioventù, viene beatificato a Notre Dame di Parigi per volontà di papa Giovanni Paolo II. Federico Ozanam è un santo moderno, dal carisma forte, elettrico e vibrante, un fratello che si è fatto prossimo per tutti, divenendo così un modello di amore e di fraternità ancora e sempre da riscoprire. Il 9 settembre si celebra la sua festa liturgica.


1 Il nome francese di Antoine-Frédéric Ozanam in italiano è tradotto come Antonio-Federico Ozanam, ma è più comunemente conosciuto come Federico Ozanam.