Cosa facciamo

L’Associazione Società San Vincenzo de Paoli è formata da laici – uomini e donne, giovani e adulti – i quali, mettendosi al servizio dei fratelli nel bisogno, per mezzo di un contatto personale e con il dono dell’amicizia, traducono in atto la loro fede cristiana, affermandone il carattere ecclesiale e sociale.

La San Vincenzo ha una propria autonomia di azione ma allo stesso tempo, poiché favorisce l’incontro della comunità cristiana con i poveri, sia a livello parrocchiale che diocesano, promuovendo una maggiore giustizia sociale, opera in sintonia con la vita della Chiesa.

I vincenziani si riuniscono in un gruppi locali che hanno conservato il nome originario di “Conferenze”. L’attività di ogni singola “Conferenza”, affinché sia focalizzata in un contesto ben definito e concreto, è rivolta ad un servizio di aiuto per i più disagiati della propria città e Chiesa locale, promuovendo forme e occasioni concrete di solidarietà e di carità, collaborando anche con altre associazioni o gruppi di volontariato che hanno gli stessi obiettivi o simili, proponendo – ove necessario – iniziative e progetti comuni, in modo adeguato alle diverse situazioni e agli specifici problemi da affrontare.

Il carisma peculiare della Società San Vincenzo de Paoli, accolto come dono dello Spirito Santo, si esprime e si attua nell’aiuto dei poveri e degli emarginati; ma solo partendo dalla consapevolezza delle altrui e personali povertà (non solo in senso materiale), è possibile una autentica comprensione. Dalla comprensione, quindi, nascono la compassione e la condivisione che si esprimono nella volontà di spartire effettivamente qualcosa con gli altri: chi dona il suo tempo, chi pratica la virtù della disponibilità, chi dà il suo denaro, chi dona il suo sapere, chi mette a disposizione la propria salute, chi sa ascoltare e donare il conforto di una buona parola. Ciascuno, poi, deve saper valutare le proprie capacità, in modo da poter donare con naturalezza, spontaneità e liberalità, tenendo presenti le virtù basilari che san Vincenzo, nella sua lunga esperienza di vita a contatto con i bisognosi, raccomandava di coltivare e che ancora oggi si rivelano veramente indispensabili: “la semplicità, l’umiltà, la dolcezza, la mortificazione e lo zelo”.

Il vincenziano si sforza di realizzare un equilibrio tra la vita spirituale e l’impegno al servizio dei poveri. Riflette sui problemi sociali, personalmente e insieme agli altri nella propria Conferenza, cercando di risolverli secondo i criteri più idonei, meditando sull’insegnamento del Vangelo e della Chiesa, riconducendo la sua azione alla preghiera. La sua vocazione si riassume in un impegno originale: la carità di prossimità, cioè il servizio personale, diretto e permanente presso il domicilio del bisognoso; in questo modo si afferma la sua dignità, si soddisfa il suo bisogno di riconoscimento e di ascolto, permettendogli di rimanere nel suo ambiente, mantenendo la sua identità e libertà personale, per poi accompagnarlo in un cammino di miglioramento del quale egli stesso deve essere e sentirsi protagonista. Non ci si limita a portargli un pane, a dargli un vestito, a far fronte ai suoi bisogni più immediati, ma si tende al suo recupero e reinserimento nella comunità. Allo stesso modo agiva san Vincenzo de Paoli: egli andava immediatamente incontro al bisognoso, ma allo stesso tempo si preoccupava di renderlo quanto prima autonomo e responsabile della propria promozione umana. Il vincenziano sa che, nei limiti delle sue possibilità, per raggiungere questi obiettivi, è necessario:

  • far valere i diritti del povero verso la società civile, segnalandogli tutte quelle provvidenze e aiuti di cui può beneficiare e di cui, il più delle volte, ne ignora l’esistenza;
  • far presente agli enti responsabili locali, regionali o nazionali, i bisogni e i problemi dell’attuale vita sociale, specialmente quelle ingiustizie o disfunzioni che offendono la dignità di chi è povero ed emarginato;
  • concorrere alla formazione di una più diffusa coscienza sociale e solidale tra la società civile e politica, con varie forme e modi di sensibilizzazione, secondo i luoghi e le circostanze;
  • attuare una politica di prevenzione delle cause del disagio, collaborando con altre forze ecclesiali, sociali e politiche;
  • possedere un’organizzazione che sia il più efficiente possibile e curare la propria formazione.