Félix Clavé

Félix Clavé è ritenuto essere il meno noto dei fondatori della Società, ma questo è vero solo in parte. Nasce nel sud della Francia, l’8 luglio 1811, nella città di Tarbes, nel dipartimento degli Haute-Pirénées. Spesso viene descritto come proveniente dalla città di Tolosa, ma – anche se così fosse stato – vi risiedette solo per breve tempo.

Suo padre, Guillaume Clavé, era probabilmente discendente di una famiglia nobile che aveva passato momenti di difficoltà; aveva lavorato tutta la sua vita in una serie di collegi e, prima della nascita di Félix, insegnava a Bordeaux. A causa della fedeltà alla monarchia, tuttavia, egli perse questa posizione e tornò nei Pirenei. La sua fedeltà fu premiata con una posizione come direttore del Collegio di Dax, dove rimase per un anno prima di aprire il proprio collegio a Bordeaux, nel 1821. Félix fu senza dubbio uno dei suoi primi studenti. Questa scuola divenne in seguito un istituto ben considerato e di successo ma, dopo alcune difficoltà impreviste, nel maggio del 1830, Guillaume scelse di stabilirsi a Parigi. Lì affrontò nuovi ostacoli alla creazione della sua scuola, poiché i funzionari dell’istruzione gli richiesero il possesso di un diploma di scienze in aggiunta alla sua laurea in arte. Venne ammesso all’università e gli fu permesso di aprire una scuola, mentre studiava per ottenere la laurea che conseguì nel 1838. La sua scuola, chiamata “Istituzione Clavé”, era situata vicino alla chiesa di Saint-Philippe-du-Roule e lì Guillaume insegnava ai figli di commercianti facoltosi. Circa la metà degli studenti erano pensionanti. Il corpo studentesco era composto in gran parte giovani spagnoli e messicani. Ciò può essere spiegato dal fatto che Guillaume parlasse correntemente lo spagnolo e che la seconda delle sue figlie, Petronille Mary-Louise Celina, aveva sposato un ricco messicano, Don Manuel Zulayeta, a Parigi, nel mese di febbraio del 1833.

Come studente universitario, Félix era un aderente del movimento utopico-socialista e degli insegnamenti di Saint Simon, ma fu conquistato dagli argomenti di Ozanam e degli altri cattolici che presero parte alla Conferenza di Storia. Non è ben chiaro quale corso di studi avesse intrapreso, ma molte fonti affermano legge. Si associò agli amici di Ozanam e fu presente sin dalla prima riunione della Conferenza di Carità; rimase un membro attivo mentre viveva a Parigi. Quando il nuovo parroco Pierre-Augustin Faudet arrivò a Saint-Étienne-du-Mont, durante il primo anno di fondazione della Conferenza, Bailly diede indicazioni a Félix di incontrare il sacerdote e spiegargli la natura e il funzionamento della Conferenza di Carità esistente all’interno della sua parrocchia. Padre Faudet era un po’ incerto sul nuovo gruppo, ma accettò l’invito a partecipare ad una riunione della conferenza. Lasciò la riunione da sostenitore convinto della nuova Società.
Dopo l’iniziale scissione della prima Conferenza in due gruppi nel 1835 – uno a Saint-Étienne-du-Mont e uno a Saint-Sulpice – Clavé costituì la terza conferenza di Saint-Philippe-du-Roule, con l’aiuto del parroco Henry Maret. Questa parrocchia era a poca distanza da Saint-Sulpice ed era vicino ai luoghi dove Clavé ed altri primi membri avevano vissuto. Questa terza conferenza fu un passo significativo nello sviluppo dell’organizzazione perché rappresentava più di una semplice divisione del gruppo originale, dimostrando che la struttura avrebbe potuto effettivamente essere duplicata in nuove parrocchie.

La carriera di Clavé sembrava incerta dopo l’università. Pubblicò alcuni scritti e probabilmente assistette il padre, insegnando in collegio. Frequentava regolarmente la messa quotidiana a Saint-Philippe e fu lì, intorno a Pasqua del 1838, che incontrò una donna attraente di classe sociale superiore, Marie Clémence Alexandrine de Nicolaÿ. Però, quando lei venne a conoscenza del fatto che egli fosse il figlio di un semplice maestro di scuola e senza ricchezze o posizione sociale, la loro attrazione reciproca giunse ad un culmine infelice. A questo contribuì anche Marie Fortunée Capelle, sua amica intima che distrusse la reputazione di Félix. A Marie Capelle, conosciuta poi come Marie Lafarge dopo il matrimonio, verrà associato il caso criminale più clamoroso del XIX secolo.

Dopo una serie di incontri amorosi e lettere poetiche, Marie de Nicolaÿ volle sapere l’identità di quell’affascinante sconosciuto che la corteggiava. Marie Lafarge nelle sue memorie scrisse: “Seppi che il suo nome era Félix Clavé, che era uno spagnolo e un letterato“. Questi dettagli furono uno shock per la signorina de Nicolaÿ: “Mio Dio!” – disse lei piangendo – “non avete osservato, a pochi passi da Saint-Philippe, una grande casa bianca con un grande segno nero, su cui sono scritte diverse enormi lettere gialle?… Beh, quel gran segno e quelle grandi lettere sono senza dubbio le armi e il blasone del nostro nobile sconosciuto. È l’Istituzione Clavé… Mio Dio! Io lo amo ancora, lo amerò sempre, ma non potrei mai diventare madame Clavé, la moglie di un uomo che si guadagna da vivere scrivendo! Mia madre, mio padre, non acconsentirebbero mai. Come mi devo comportare?”“Digli che coraggiosamente lo sacrifichi ad un pregiudizio e non lo vedrai più, in modo che tu lo possa dimenticare più rapidamente di quanto farà lui!” Questi dettagli sono fonte certa ma, nel giro di due anni, la storia divenne estremamente contorta. Marie Capelle incoraggiò il rapporto tra i due amanti, agendo da intermediaria e persino facendo amicizia con Clavé. Marie de Nicolaÿ, tuttavia, mise un termine preciso alla relazione nell’autunno del 1838 e accettò il corteggiamento di un altro: il marchese Aldebert Louis Raoul de Léautaud. Nel mese di ottobre del 1838, Félix Clavé decise che era meglio lasciare Parigi e lavorare in Algeria. Frédéric Ozanam scrisse in una lettera del 9 luglio 1839, “… anche Algeri risponde al nostro appello: una associazione, di cui Clavé e molti dei nostri vecchi amici formano il nucleo, si sta formando sotto gli auspici del suo santo Vescovo”. La presenza di Clavé ci è nota grazie al vescovo di Algeria, Antoine-Adolphe Dupuch, con il quale Ozanam si incontrò nel marzo 1840. Il Vescovo diede notizie di Clavé “per il quale nutriva amore sconfinato”, scrisse Ozanam. Queste espressioni risultano interessanti proprio perché sono emerse nel momento in cui Félix Clavé fu trascinato in uno scandalo e in un processo penale di interesse internazionale. I suoi vecchi amici ne rimasero senza dubbio sbalorditi.

Durante l’assenza di Clavé dalla Francia, Marie Cappelle venne coinvolta – per ottenere il benessere materiale e lo status sociale – in un matrimonio senza amore con un uomo più anziano che presumibilmente era un ricco produttore di ferro. Quando scoprì che la situazione economica del marito non era chiara, lei lo avrebbe avvelenato con l’arsenico. Tuttavia non fu molto cauta nel commettere il reato ed i sospetti della polizia e della famiglia caddero subito su di lei che venne ben presto arrestata. Il suo arresto rinnovò i sospetti del marchese Léautaud – ora marito della sua vecchia amica Marie de Nicolaÿ – per quanto riguardava un furto di gioielli che si era verificato quando la Lafarge aveva fatto loro visita l’estate precedente. La polizia venne subito informata e ritrovò i diamanti in casa Lafarge. Per giustificare questo furto, la signora Lafarge inventò una storia in cui Félix Clavé l’aveva minacciata di raccontare storie terribili sulla sua storia d’amore con Marie de Nicolaÿ a meno che non lo avesse ripagato. Il processo di Marie Lafarge, che dichiarò la sua innocenza rispetto alle accuse di omicidio e di furto, divenne uno dei primi spettacoli mediatici internazionali. Lo scandalo percorse tutta Europa e fu una fonte di conversazione “da casa a corte”. Marie Lafarge ricevette migliaia di lettere e rispose a tutte. Lo scandalo danneggiò gravemente la reputazione di Clavé. A Parigi, un giornale riportò la seguente dichiarazione di Marie Lafarge come parte di un articolo in prima pagina: “Félix Clavé, sei un codardo. Ho pianto per causa tua dal fondo del mio carcere, ho chiesto a tutti, al mondo, alla stampa, al tuo rimorso, di portare la mia voce all’interno del deserto dove nascondi te stesso. Perché ritardi a vendicare il tuo onore e quello di colei che stai rovinando? Hai attraversato i mari per rifarti una vita. Non puoi attraversarli ancora per rifarti una reputazione?”.

Clavé non tornò mai a testimoniare, ma per la durata del processo si recò in Messico e lavorò per diversi anni per il marito di sua sorella, Don Manuel Zulayeta. Tornato in Francia, la gente veniva da ogni parte per partecipare al processo. Secondo i testimoni a favore al processo Lafarge, Clavé era una persona d’onore che aveva un buon lavoro e non aveva bisogno di ricattare per denaro. Avrebbero anche categoricamente negato che le minacce di ricatto avessero alcun fondamento nei fatti. Marie Lafarge non ebbe alcuna difesa al processo, ma mantenne la sua innocenza. Fu condannata per furto. Un appello successivo confermò il verdetto, ma sollevò molte domande che non ottennero mai una risposta soddisfacente. Lafarge finì per essere condannata per omicidio, in un processo che divenne un circo mediatico ancora più grande. Il caso fu notevole, essendo stato il primo nella storia in cui furono impiegati test scientifici forensi per la prova. L’accusa utilizzò il test di Marsh, di recente sviluppo per l’arsenico nel cadavere del signor Lafarge. La prova fu condotta prima impropriamente dagli investigatori locali e, poi, si decise per la convocazione del dottor Mathieu Orfila, il più famoso tossicologo dell’epoca. Arrivò accompagnato da una grande pubblicità e, eseguiti nuovamente i test sul corpo riesumato del signor Lafarge, testimoniò contro Marie. Dal momento che l’intera trama dell’omicidio sembrava essere molto simile a quella di un caso di omicidio immaginario, serializzato come romanzo giallo sui giornali francesi diversi anni prima del delitto, il processo provocò anche una serie di commenti che mettevano in discussione l’opportunità che i mariti davano alle mogli di leggere giornali o storie romanzate. Tale fu il dramma in cui Félix venne inconsapevolmente coinvolto.
Anche in carcere, come assassina e ladra di gioielli, la signora Lafarge continuò a danneggiarne la reputazione; nelle “Memorie di Madame Lafarge” lo descrisse pagina dopo pagina, identificandolo come il personaggio meno simpatico di tutta la saga. Il lavoro divenne un bestseller internazionale, tradotto in molte lingue. La donna continuò a ricevere migliaia di lettere di sostegno, molte delle quali contenenti proposte di matrimonio.

Tornato in Francia, Clavé era stato profondamente influenzato da questo incidente. La sua salute era compromessa e la sua psiche turbata. Egli tuttavia si sposò e pubblicò numerose opere, tra le quali vi erano raccolte di poesia e un libro su Pio IX pubblicato nel 1848. Tuttavia i suoi disturbi nervosi aumentarono e sua moglie fu costretta a rinchiuderlo in un manicomio nei Pirenei. Félix Clavé morì a 42 anni, a Pau, il 9 novembre 1853, due mesi dopo la morte di Frédéric Ozanam. Non è sorprendente che per lungo tempo la Società abbia rifiutato di parlare di questo fondatore, il cui ritratto non appare neppure nella galleria dedicata ai primi membri. E ciò non perché Clavé fosse il meno noto tra i fondatori, ma piuttosto perché lo scandalo non si addiceva ad una nascente società di devoti cattolici dedicata al servizio dei poveri.