Paul Lamache

Paul Lamache era il più anziano dei sei studenti che si riunirono a formare la Società di San Vincenzo de Paoli. Fu anche l’ultimo membro vivente del gruppo.

Nato a Saint-Pierre-Église in Normandia, il 18 luglio 1810, egli apparteneva ad una antica famiglia di proprietari e amministratori terrieri. Ai margini della nobiltà normanna, la famiglia Lamache aveva sperimentato grandi difficoltà durante la Rivoluzione. Anche se oggi è meno noto rispetto al suo amico Frédéric Ozanam, Lamache fu un uomo veramente notevole che ai suoi tempi era conosciuto e rispettato. Molti aspetti della sua vita hanno sorprendenti analogie con quella di Ozanam. Come tre degli altri fondatori, Lamache aveva per padre un medico. L’anziano Lamache era un chirurgo della Marina di Napoleone. Tornato al suo villaggio natale nel 1816, ne divenne il sindaco. Paul fu il più giovane di tre figli. Come Frédéric, Paul seguì i desideri del padre e divenne un avvocato, con l’intenzione di diventare un magistrato. Il parallelismo con Frédéric prosegue con Jérôme, il fratello maggiore di Paul, che divenne sacerdote e Charles l’altro fratello divenuto un medico. Delle due sorelle della famiglia Lamache – Virginie e Justine –, Virginie divenne monaca agostiniana dell’Ordine di San Tommaso da Villanova.

I fratelli di Paul furono inviati a studiare con i gesuiti di Saint-Acheul. Paul, invece, vinse una borsa di studio e frequentò il collegio laico di Rouen. Egli era noto per essere uno studente brillante e leader dei suoi compagni di classe. In quell’ambiente laico la sua fede veniva spesso messa alla prova, ma ebbe la fortuna di trovare un mentore nel preside Maurice Faucon e di avere diversi buoni sacerdoti come consiglieri. Dopo la laurea, Lamache considerò l’idea di studiare matematica al Politecnico di Rouen, ma finì per andare a Parigi a studiare Legge.
Arrivò a Parigi nel 1830, poco dopo che Carlo X aveva abdicato, ponendo fine alla rivoluzione del 1830. Nel 1832 incontrò Frédéric Ozanam e François Lallier. Devoto cattolico della provincia, Lamache fu lieto di trovare studenti che la pensassero come lui, che avessero sperimentato la sua stessa alienazione e isolamento. Durante questi anni del collegio, apprezzò il sostegno e l’amicizia di sua sorella minore, Justine, che si era trasferita a Parigi per studiare presso il Convento delle Dame di Thomas-de-Villeneuve, come aveva fatto la sorella maggiore, Virginie. Nonostante Justine non fosse mai entrata a far parte dell’ordine, non si sposò mai e visse una vita dedicata al servizio dei bisognosi.

Partecipando alla Conferenza di Storia, prese parte attiva ai dibattiti. Aderì poi alla Conferenza della Carità e organizzò con Ozanam e Lallier le Conferenze quaresimali di Notre Dame, incontrando almeno una volta l’arcivescovo Hyacinthe-Louis de Quélen per questo scopo. Sebbene fosse sempre nel gruppo di amici, Lamache non assunse mai un ruolo di leadership o d’ufficio, eppure rimase un vincenziano attivo in più città per quasi 60 anni.

Paul aveva un vivo interesse per la storia e, mentre frequentava la scuola di Legge, pubblicò diversi articoli. Dopo aver ottenuto la laurea in Legge, completò gli studi con un dottorato nel 1838. Svolse il tirocinio come avvocato a Parigi e poi cercò di seguire il percorso di carriera, come suo padre desiderava. Nonostante le ottime raccomandazioni, quando chiese di diventare un magistrato sostituto, non ottenne la posizione; gli venne invece offerta una nomina a giudice nelle colonie. Questo lo pose di fronte ad un dilemma morale. Egli era fortemente contrario alla schiavitù, come lo era Ozanam. Certo, sarebbe stato un argomento di dibattito e di conversazione tra questi studenti intellettuali. I magistrati nelle colonie non erano sotto la struttura giudiziaria del sistema francese, ma piuttosto di quello della Marina Francese, che era strettamente legata agli interessi dei ricchi proprietari terrieri schiavisti.

Sacerdote missionario nell’isola caraibica di Guadalupa, padre Jérôme Lamache aveva condiviso molto con suo fratello Paul circa i mali della schiavitù. Jérôme era un sacerdote dedicato ad aiutare gli schiavi neri e creò istituzioni per evangelizzarli e migliorare la loro vita. Scrisse e distribuì un opuscolo che delineava i principi anti-schiavitù, compresi quelli promulgati nel 1839 nell’enciclica di Papa Gregorio XVI. I capitoli finali della sua brochure includevano molte storie personali commoventi che aveva raccolto direttamente da persone sottoposte alla schiavitù. Quando l’opuscolo venne distribuito, fu trattenuto per 24 ore, mentre i militari pattugliavano le strade per prepararsi ad una rivolta degli schiavi. Padre Jérôme fu espulso dalle colonie, ma l’opuscolo andò in seconda ristampa e venne distribuito in Francia.
Paul Lamache lavorò per porre fine alla schiavitù nelle colonie francesi con personaggi e notabili come Victor Schoelcher e il Duca di Broglie. Nel 1843, pubblicò un importante articolo su “Le Correspondant” intitolato “La schiavitù nelle colonie francesi”. Egli trattò della schiavitù come di una questione religiosa ed una grave disgrazia per i cattolici, poiché la pratica era stata abolita in precedenza in Inghilterra e in altri paesi protestanti. L’abolizione in territorio francese fu finalmente raggiunta dall’Assemblea repubblicana nel 1851.
Oltre alle sue pubblicazioni scientifiche, scrisse un breve classico sulla vita di santa Clotilde, completato nello stile di un lavoro molto popolare del suo amico, il conte Montalembert, sulla vita di santa Elisabetta d’Ungheria. Un breve e sincero lavoro scritto col cuore, il libro venne letto con grande interesse da Henriette Lebon d’Humbersin, una giovane donna di Saint-Dizier, figlia di un tenente colonnello della fanteria e nipote di un famoso inventore. Lasciò intendere che avrebbe voluto incontrare l’autore del libro e, nel 1844, lo sposò. Dopo la morte di Paul, lei disse ad un giovane avvocato che non ebbero mai un momento di discordia nella loro lunga vita coniugale.

Con la riorganizzazione delle istituzioni civili durante la Seconda Repubblica, Lamache fu nominato Rettore dell’Accademia Dipartimentale nella Côtes-du-Nord, Bretagna. La struttura del sistema di istruzione era molto controversa, ma in ogni caso egli fu in grado di conquistare il rispetto di chi amministrò. Con la caduta della Seconda Repubblica e l’ascesa di Napoleone III, le strutture vennero nuovamente riorganizzate e la sua posizione eliminata. Tuttavia, egli fu riconosciuto dall’Imperatore per il suo servizio. Gli fu assegnata la Croce della Legion d’Onore, come anche a suor Rosalie Rendu, François Lallier e Frédéric Ozanam.
In seguito, Paul andò all’Università di Strasburgo, dove aveva ricevuto la nomina a professore di diritto, per l’insegnamento sia di diritto romano che di diritto amministrativo. Questi furono tempi felici per lui. Godette dell’insegnamento, della pratica della sua fede, vide la sua famiglia crescere e partecipò a opere di carità. Egli era un ottimo insegnante, ma non nascose il suo impegno per il cattolicesimo. Questo può aver danneggiato le sue prospettive per l’avanzamento di carriera nel contesto politico del tempo. Accolse gli studenti nella sua casa per discussioni e dibattiti, ricordando come fossero state importanti quelle occasioni di ospitalità per lui ed i suoi amici a Parigi. Quello fu un periodo particolarmente difficile per la Società di San Vincenzo de Paoli. Temendo qualsiasi movimento organizzato a livello nazionale che potesse minacciare il governo, le autorità nazionali sciolsero i Consigli della Società, anche se furono autorizzate singole Conferenze. A Strasburgo, rimase attiva proprio la conferenza di diretta da Paul Lamache e le sue lettere descrivono diversi episodi in cui la conferenza lavorò in cooperazione con l’amministrazione comunale.

Lamache godette di escursioni con la sua famiglia e con i suoi giovani allievi. Le sue escursioni lo portarono ad esplorare in profondità le montagne della regione dell’Alsazia, dove visitò i residenti ed ebbe occasione di conoscere le loro leggende. Osservò anche i danni che, a suo parere, Martin Lutero e il protestantesimo avevano fatto alla fede della popolazione. Con la sconfitta francese nella guerra franco-prussiana, la città di Strasburgo fu ceduta alla Prussia nel trattato del 1871. Durante l’assedio di Strasburgo, essendo arruolati nell’esercito, i suoi due figli vennero catturati e detenuti come prigionieri di guerra. Paul scelse di lasciare la città e prese una posizione di insegnamento del codice civile a Bordeaux. Quando i disordini civili iniziarono anche in quella zona, però, si spostò ad insegnare nella scuola di legge a Grenoble. Nei suoi scritti successivi protestò con veemenza contro qualsiasi nuova normativa o atto che minacciasse i fondamenti del diritto. Fu ugualmente coinvolto nelle campagne di Montalembert, a sostegno della libertà di educazione da parte delle istituzioni cattoliche.
Nel 1886, a causa dell’età avanzata, fu costretto a ritirarsi dalla sua cattedra di professore di diritto a Grenoble. A questo punto aveva 76 anni, ma era ancora sano e attivo. I suoi colleghi cercarono invano di ottenere una deroga dal pensionamento obbligatorio. Lo onorarono donandogli una tazza artistica in segno di riconoscenza per la sua vita dedicata all’insegnamento.
Stare con la sua famiglia e gli amici, trascorrere del tempo in preghiera, la lettura e le opere di carità, furono le attività che occuparono la maggior parte del suo tempo durante i suoi ultimi anni. Si impegnò anche nell’esercizio fisico e così, tra camminate, nuotate e giardinaggio, fu in grado di mantenere la sua buona salute anche in età avanzata.

Le opere di carità furono particolarmente importanti per Lamache. Alla fine della sua vita, divenne sempre più attivo nella opere di carità, attraverso la Società di San Vincenzo de Paoli. Come a Parigi e a Strasburgo, egli tenne anche a Grenoble la riunione della Conferenza e visitò i poveri. Un biografo osservò che “… era un bellissimo spettacolo vedere questo vecchio di più di 80 anni che continuava a salire nei solai in visita ai poveri. Gli piaceva essere accompagnato da uno dei suoi nipoti e il bambino, gentile ed educato nella carità, a volte aggiungeva ad essa un bouquet di fiori raccolti nel giardino del nonno”.

Indipendentemente da quanto la Società di San Vincenzo de Paoli significasse per lui, Lamache non credeva che fosse necessario andare a Parigi per l’anniversario della sua fondazione, nel 1888. Il Presidente Generale cercò invano di avere presente alla celebrazione l’ultimo fondatore vivente. Nella sua umiltà, ricoprì il ruolo di fondatore soltanto tra i suoi colleghi membri del Consiglio di Grenoble. Il Consiglio Generale mandò due copie del manifesto dei fondatori che era stato preparato per l’occasione. Una copia era per lui e una doveva essere consegnata all’Ufficio del Consiglio del Distretto. Non consegnò mai quello per l’Ufficio del Consiglio e gli altri membri del Consiglio di Quartiere videro il documento solo dopo la sua morte. Nel 1888, scrisse: “Mi vergogno di essere mostrato in quel gruppo. I miei colleghi di Grenoble mi vedono in carne ed ossa e, nonostante la loro benevolenza indulgente, avrei bisogno di essere abbellito e miei difetti spazzati via dai loro occhi…”. Paul Lamache morì quattro anni dopo, il 28 luglio 1892, a Grenoble.